15 Apr

Riflessioni sull’esame da Primo Kyu

Come un gigantesco mosaico fatto di minuscoli tasselli, che in questi miei due anni di pratica sono andati sommandosi, inizio solo ora a riconoscere delle immagini nitide. È con stupore che ho accolto la consapevolezza, prima solo pensiero velato, di quanto sia lungo e approfondibile il cammino di chi sceglie la via del Kendo.

Ho percorso solo i primi passi su questo sentiero, ma già al principio mi chiesi perchè ci avevo messo tanto ad arrivare lì, nel Dojo, nonostante il richiamo fosse stato sempre grande, nonostante la cultura giapponese abbia regnato più o meno sovrana nella mia quotidianità.
Non credendo al caso, ho accettato con serenità l’arrivo della novità a questo punto della mia vita, ma sentendomi in ritardo rispetto ad una non ben precisata conocorrenza (magari il mio subconscio mi malediva per non aver iniziato da bambino) mi sono impegnato duramente fin dal principio.
Solo negli ultimi mesi ho sentito la differenza tra il praticare ciò che già si crede di sapere e lo studiare, sorprendendomi di come la diversa attitudine mentale nei confronti di quelle quattro/sei ore settimanali possa portare a risultati così percepibili.

Osservando i ragazzi della Università Waseda di Tokyo che sono venuti a trovarci a febbraio, la loro grinta costante, l’assenza di cali di tensione, l’entusiasmo che li spinge a supportarsi a vicenda per aumentare il ritmo ad ogni esercizio, ad ogni keiko, ho impresso a fuoco un modello da raggiungere. Il quale non dev’essere l’obbiettivo finale, ma – si spera – una tappa intermedia.

Ecco quindi con quale spirito ho affrontato il mio primo esame nel mondo del Budō , questa verifica di percorso, l’indicazione che la direzione presa è quella giusta.
Mi sono sentito dire cose del tipo: “come… tutto qui? È per questo che voi date degli esami?”
Si, è proprio per questo! Non c’è soddisfazione più grande di vedersi riconosciuta la fatica, il sudore, i lividi, i piedi devastati. Non c’è nessun premio, se non una conferma per me e per chi ha deciso che ero pronto per questo passo.

Il pensiero, ora come prima, è continuare a migliorare costantemente.
Una sfida incredibile, da portare avanti con costanza, sapendo che la propria crescita influisce su quella dei propri compagni e viceversa.

Uno stimolo più che sufficiente a dare il massimo ogni volta.

 

Guido – Primo Kyu

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