06 Ott

Come insegnare a raggiungere un obbiettivo

Dopo il salto trovate un articolo che sottolinea i processi di apprendimento nei bambini e di quale sia l’influenza dell’esempio portato da un adulto. Si tratta di un vero e proprio sistema che, se appreso durante l’infanzia (ma lo estenderei anche all’adolescenza), si imprime nel bambino diventando bagaglio personale per la vita.

Alla luce di queste ricerche, diventa evidente quale sia l’attenzione necessaria per gli educatori (Sensei e Sempai) anche nel nostro campo:  dare un corretto esempio a partire da una pratica attiva, caratterizzata da un lavoro che nel giusto tempo porta al risultato. Diventa quindi inutile presentare ad un allievo un esercizio come banale solo perchè riesce ad un avanzato. Più formativo è fornire un percorso per arrivare ad un obbiettivo, magari migliorabile nel tempo.

Buona lettura!

Come insegnare a raggiungere un obiettivo

Per chi volesse leggere l’originale in inglese, lo trova qui

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21 Set

Per invecchiare bene serve esercizio

Qui di seguito un interessante articolo del giornalista statunitense Gerald Marzorati pubblicato sul New York Times con il titolo Better aging through practice, practice, practice. La traduzione in italiano è stata pubblicata sul numero 1163 di Internazionale.

Oltre alle evidenti analogie con la nostra disciplina (a partire dal titolo in inglese con il famoso Keiko, Keiko, Keiko di Inoue-sensei), la sensazione che si evince dalla lettura è di come il Kendo possa fornire proprio quegli elementi spirituali e sociali che normalmente sono preclusi agli sport.

Inoltre Marzorati ci dà un’interessante prospettiva sul processo di crescita ed invecchiamento personali, utile a qualsiasi età.

Buona lettura!

Tennis

Per chi volesse leggere l’originale in inglese, lo trova qui

 

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17 Mar

Eiji Horiuchi ambasciatore della città di Kyoto

Il 24 Febbraio, Daisaku Kadokawa sindaco di Kyoto, ha nominato il nostro Eiji Horiuchi ambasciatore internazionale della città. La cerimonia, che si è svolta nel municipio dell’antica capitale, ha avuto un sapore al tempo stesso formale ed amichevole.

Omedetoo Eiji-san! Ti auguriamo di svolgere un buon lavoro, felici che una delle città simbolo del Kendo abbia un suo rappresentante a Firenze.

 

Qui di seguito le immagini della cermonia e la pergamena ufficiale

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01 Mar

Waseda Report

Un anno fa a Settignano veniva inaugurato ufficialmente il Jofukan.

Nell’occasione, oltre ad un bel numero di invitati da ogni parte d’Italia e d’Europa, era presente per la seconda volta una delegazione dell’università Waseda di Tokyo. Recentemente è stato pubblicato il report di quel viaggio che contiene anche un commento di Bernardo Cipollaro e che trovate qui di seguito.

Waseda report 2015

Chi volesse leggere tutto il report (in giapponese), può farne richiesta in Dojo.

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25 Gen

Kangeiko 2016: poche parole, tanto kiai!

La sveglia suona alle 5.00 o poco più, per una settimana.
“Dove vai così presto?”, mi chiedono.
A fare Kendo, rispondo.
“Te sei pazzo” è, di solito, la contro risposta.
Magari sarà vero, o almeno ci spero.

Un’ora, tutte le mattine per una settimana: kirikaeshi, uchikomigeiko, jigeiko.
Tre fasi continue, omogenee, divise soltanto dai colpi del taiko che vibrano forte nei nostri corpi ancora legati al ricordo delle calde coperte.
Poche parole, tanto kiai.
È buio, fa un gran freddo e qua si suda tutti come dannati. Rimanere senza fiato è un attimo, sia per chi ha dieci anni che per chi ha superato i sessanta, sia per i kyusha che per gli yudansha; ciononostante si continua senza sosta, sopportando i dolori che ogni giorno aumentano e vorrebbero farti rallentare o peggio, farti prendere una pausa.
Le 7.30. Rullo di tamburo, è finita. Avrei potuto dare di più? Forse si. Domani darò ancora più.

Sonkyo, seiza, mokuso e inizia la giornata.

La giornata… ma iniziavano sempre così le giornate? Non credo proprio.
C’è qualcosa di diverso, c’è un’energia nuova, una tensione positiva che spazza via il freddo e l’affanno di affrontare le prossime ore: il traffico, la scuola, il lavoro.
Una mente e un corpo più attivi, il sorriso sulle labbra (cosa rara da osservare in città alle 8.00 di mattina), l’impressione di poter fare qualunque cosa.
“Ah, ho capito. È una droga.”
In un certo senso si. Lo sprigionamento di energia costante chiamato in causa durante l’ora di asageiko permane e vive a lungo in chi ha praticato, portando benefici sotto tutti i punti di vista.
Nessuno pensa più alla traumatica sveglia di poco prima e soprattutto nessuno se ne pente.
Andare a letto presto in questi giorni non è solo un saggio consiglio che diamo a noi stessi, ma lo si fa volentieri, poichè anche il sonno ha subito un influsso diventando più profondo e più riposante.
Nei pochi secondi che separano il momento in cui la testa poggia sul cuscino dalla fase rem, sono già proiettato al giorno dopo e mi soffermo su quanto ho fatto in questi giorni, su cosa devo lavorare per migliorare e su…. zZz zZz zZz.

Una nuova mattina, si ricomincia.
È buio, fa un gran freddo e qua si suda come dannati, ma noi siamo felici e ogni giorno più forti.

Guido – Jo Fu Kan Firenze

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